L’evoluzione delle libere professioni in Italia sta attraversando una fase di profonda metamorfosi, guidata da quella che il X Rapporto sulle libere professioni – Anno 2025 definisce come una “Identità in transizione”. Presentato a Roma il 10 dicembre 2025, il documento evidenzia come il sistema professionale italiano, composto da 1,378 milioni di individui (il 5,8% degli occupati totali), stia affrontando le sfide delle “quattro D”: demografia, dazi, debito e digitale.
In questo scenario, l’AI per i Commercialisti emerge come uno dei pilastri fondamentali della trasformazione tecnologica, con i professionisti contabili che si posizionano in prima linea nell’adozione di nuovi strumenti algoritmici per ridefinire il valore della propria consulenza.
Secondo l’indagine condotta dall’Osservatorio delle libere professioni su un campione di circa 1.180 professionisti, i commercialisti ed esperti contabili rappresentano la categoria più numerosa tra i rispondenti (31,6%).
I dati di settembre 2025 rivelano una propensione tecnologica superiore alla media: il 64,5% dei Commercialisti dichiara di utilizzare frequentemente l’intelligenza artificiale, superando professioni storicamente tecniche come ingegneri (54,5%) e avvocati (52,4%).
Nonostante questa diffusione, il livello di competenza percepito rimane in una fase di consolidamento. Solo il 10,8% del totale dei professionisti che usano l’IA dichiara di averne una conoscenza “approfondita”, mentre la maggioranza (59,8%) si attesta su una preparazione “di base”. Nello specifico, i commercialisti registrano una valutazione media della propria competenza pari a 2,47 su una scala di 5, posizionandosi in una fascia intermedia rispetto ad altre categorie economiche.
Le attività principali dell’AI in studio
L’integrazione dell’AI per i Commercialisti non riguarda solo l’automazione, ma un supporto strategico alle attività quotidiane.
Le principali applicazioni per la categoria includono:
- Ricerca normativa, giurisprudenziale o contrattuale utilizzata dal 65,3% dei commercialisti
- Generazione e revisione di testi adottata dal 54,5%
- Traduzioni in altre lingue praticata dal 35,9%
- Analisi dei dati fondamentale per il 29,4%.
Barriere e investimenti: Il futuro della formazione
Il passaggio a un modello di studio “AI-driven” non è privo di ostacoli.
La barriera principale rilevata dal rapporto è la scarsa conoscenza delle potenzialità dello strumento per il proprio lavoro (56%), seguita da una preferenza per i metodi tradizionali (38,9%).
Tuttavia, la volontà di superare questi limiti è evidente negli investimenti previsti. I commercialisti si dimostrano pronti a investire mediamente 1.607 € per la formazione in ambito AI e 2.277 € per l’acquisto di strumenti software avanzati. La formazione operativa, attraverso corsi e workshop, è ritenuta essenziale dal 54% di chi già utilizza queste tecnologie.
L’impatto sul mercato del lavoro e le emozioni dei professionisti
La percezione degli effetti dell’intelligenza artificiale sul lavoro è ambivalente.
Da un lato, vi è la forte convinzione che l’IA sostituirà i lavori ripetitivi e a basso valore aggiunto (punteggio di 4,0 su 5).
Dall’altro, persiste il timore per la tenuta occupazionale: i professionisti stimano che circa il 31% dei posti di lavoro indipendenti possa essere a rischio a causa dell’automazione.
Le emozioni che accompagnano questa transizione culturale sono variegate:
- il 75,8% dei commercialisti prova interesse e curiosità
- il 31,8% manifesta preoccupazione per l’evoluzione del mercato
- il 16% dichiara incertezza sul futuro del ruolo professionale.
Conclusioni: l’AI come alleato, non come sostituto
Il X Rapporto 2025 restituisce l’immagine di una categoria, quella dei Commercialisti, che sta reagendo con pragmatismo all’innovazione.
L’adozione dell’AI per i Commercialisti non viene vissuta come una mera sostituzione dell’uomo, ma come un’opportunità per aumentare l’efficienza e supportare la propria capacità decisionale (ritenuta influenzata positivamente dal 38,3% degli utenti esperti).
Il successo dei professionisti intellettuali nei prossimi anni dipenderà dalla capacità di integrare queste tecnologie in modo responsabile ed equo, trasformando il timore della perdita di controllo in una nuova forma di competenza strategica e territoriale.
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